sabato 12 novembre 2016

Un regalo per Natale (libri, tanto per cambiare): i dirittti degli uomini e degli animali. Coetzee


«Qualcosa mi ha guardato dritto in faccia e io ancora non la vedo» J.M.C.


Una volta una persona mi ha detto che i libri non servono a niente. Non era tanto tempo fa, si trattava di quest’estate. Non ho risposto, non ho ribattuto. Non penso di avere verità in tasca, ma mi ha pervaso una profonda tristezza. Poi mi sono sentita fortunata. I libri mi hanno aperto finestre sul mondo, mi hanno dato coraggio e la pazienza di informarmi e avvicinarmi a mondi che non conoscevo.
Non mi bastavano più le nozioni superficiali.

Sulla rete e ovunque viene discussa la questione animalista e i diritti degli animali. È pur vero che se tutti gli esseri umani possiedono un diritto alla vita (nella teoria) anche gli animali dovrebbero averlo e sarebbe doveroso considerare degli animali, prima di agire in un qualche modo nei loro confronti.

Il successo di Se niente importa di Jonathan Safran Foer,  un libro importante che solleva una questione assai delicata e spinosa, continua a fare discutere.
Prima ancora di J.S.F. il premio nobel del 2003 Coetzee, uno dei più grandi scrittori viventi, affrontava l'argomento con intelligenza rara e altrettanto rara consapevolezza. In un altro modo, sublime a parer mio.
Entrambi gli scrittori affrontano il problema del modo. La faccenda, assai complessa, non è solo se essere o no vegetariani.

La prima consapevolezza che si deve avere è cosa siano precisamente gli allevamenti intensivi, da dove viene praticamente il 98% della carne che viene consumata, per esempio, nel nostro paese. Questo per due ragioni fondamentali:
1. la questione etica, riguardo a come vivono gli animali prima di essere uccisi - e non parlo solo di carne, parlo anche di latte, formaggi eccetera.
2. la nostra salute: se mangiamo carne di allevamenti intensivi, dobbiamo sapere che ingoiamo quantità pericolose di ormoni, di antibiotici, para-antidepressivi e chissà quale altra porcheria.
La questione della caccia o la questione degli allevamenti liberi, al pascolo, è una questione etica che ognuno deve affrontare secondo la propria coscienza.
La caccia, se fatta nel modo giusto e legale, con attenzione alle specie in estinzione, può perfino essere utile. Il cacciatore si sostituisce ai grandi predatori che non esistono più, rafforza alcune specie evitando che possano indebolirsi, nutrendosi di cibo avanzato dagli uomini, evitando epidemie.
Personalmente vengo spesso derisa poiché non uccido neppure zanzare o formiche o piccoli insetti, non trovo sia una questione di taglia o misura. Non consumo carne da tempo, ma se vado a casa di qualcuno che, ignaro, mi offre una cotoletta per cena, evito di metterlo in imbarazzo. Penso che no, un pezzetto di carne non mi ucciderà e non lederà la mia anima.
Ho una mia idea personale del rispetto. Amo e rispetto gli esseri umani e la natura tutta e cerco di essere equilibrata (quando possibile, strada difficile) e di tenermi informata.
E a proposito di ciò, credo che i libri di Coetzee affrontino la complessità del tema del rispetto, a partire da quello per l’essere umano per arrivare a quello per gli animali.






Consiglio un bel regalo per Natale ad amici e parenti

Aspettando i barbari (Waiting for the Barbarians), del 1980, una storia di rara e profonda intensità che ci mette di fronte a una drammatica verità, cioè quanto siamo lontani dalla questione dei diritti in genere, anche nei confronti degli esseri umani.

E poi, per la questione tanto cara a Coetzee  sul rispetto per gli animali, il consiglio è

La vita degli animali, del 2003

«La sistematica, silenziosa uccisione quotidiana di milioni di animali è il peccato originale che in ogni momento si rinnova intorno a noi. Senza che peraltro venga percepito in quanto tale. Non si tratta forse di una necessità perché l’umanità sopravviva? Così dicono anche i più illuminati, svelando la rozzezza di ogni etica che riguardi esclusivamente l’uomo. Sarà pure indubbia, quella necessità. Ma l’uccisione rimane uccisione. E, se un occhio etico esiste, deve essere capace di osservarla e giudicarla.
Con questo libro Coetzee non ha inteso aggiungere nuovi argomenti alla disputa sulla crudeltà verso gli animali, che risale plausibilmente a quando, nella remota preistoria, l’uomo passò alla dieta carnivora. Da consumato narratore, ha voluto creare qualcosa di molto più efficace: una subdola, insidiosa macchina romanzesca che obblighi il lettore ad avvertire in tutta la sua enormità una questione che generalmente si preferisce accantonare. Usando a questo fine un personaggio memorabile, Elizabeth Costello, anziana e popolare romanziera che riesce a mettere in crisi tutti i sapienti accademici, a cominciare da suo figlio, professore di Fisica, in una città universitaria politically correct dove è stata invitata a parlare dei suoi libri. Con la sua voce pacata e implacabile, Elizabeth Costello parlerà invece delle vite degli animali e di come vengono maltrattate dagli uomini, così gettando i suoi ascoltatori in un insanabile imbarazzo. «Non hanno una coscienza e dunque. Dunque cosa? Dunque siamo liberi di usarli per i nostri fini? Dunque siamo liberi di ucciderli?».
La vita degli animali è apparso per la prima volta nel 1999 ed è corredato, in appendice, da quattro riflessioni: una letteraria di Marjorie Garber, una religiosa di Wendi Doniger, una filosofica di Peter Singer e una etologica di Barbara Smuts.»

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