giovedì 6 agosto 2015

#leggiloperché La figlia sbagliata e Tutta questa vita di Raffaella Romagnolo.



In genere, quando mi innamoro di un romanzo, di una storia, devo leggere tutto quello che ha prodotto l'autore del sudetto. Uno via l’altro me li leggo tutti. 
Con Raffaella Romagnolo questo è successo. 
Ho cominciato dall'ultimo, La figlia sbagliata, edito da Frassinelli, e ho fatto il mio salto sulla sedia. Entusiasta. 
Con gli altri stessa reazione.

So che non si dovrebbe iniziare in questo modo una recensione, ma infatti io non scrivo recensioni, racconto solo il mio personale incontro con libri e scrittori che mi hanno toccato corde profonde, che mi hanno insegnato qualcosa. 
Così, in questa calda estate, sono pronta a suggerirvi un po’ di titoli di alcune letture amate. Ne scelgo due, della Romagnolo, tra i suoi romanzi pubblicati.

Comincio da La figlia sbagliata, uscito nel marzo del 2015, nel quale l'autrice racconta di inferni  insospettabili, nuclei familiari che da fuori appaiono perfetti, tutti felici, tutti contenti, ma che brave persone. E invece ecco segreti e bugie, non detti che pesano, drammi consumati e  sofferenze indicibili. Raffaella Romagnolo le racconta con una scrittura travolgente, ogni volta diversa, e ci rivela sorprendenti e complessi personaggi che animano storie che potrebbero essere quella di ciascuno di noi. 

L’amore per i figli e per la famiglia spesso può essere causa di immobilismo e dolore, se è strutturato in una gabbia che reprime. E poi c’è il discorso dei talenti. La famiglia castrante decide e sistema, nega e dispone.

Così Ines Banchero, coniugata Polizzi, limita se stessa e costruisce una galera sterilizzata, a sua misura, per tutti, da cui nulla e nessuno possono fuggire. 
Ogni dolore o imprevisto viene rimosso, come la figlia sbagliata, quella che invece si allontana, non ci sta e fugge, pagando comunque un prezzo altissimo - mai quanto chi rimane - , perché la famiglia giusta impone costi salati per chiunque. 
Anche le amicizie vengono tagliate. Anche la sorella di Ines viene sacrificata. Ogni ostacolo abbattuto. Zac. Via. Via eventuali attitudini, inclinazioni, desideri e via dicendo.
E cosa rimane? L'amore?

Il conto è caro, quando viene presentato e bisogna rivedere tutte le voci, i dettagli, valutare e considerare. 
Ma per Ines Banchero non è facile, non può esserlo. 

Una sera come tante lei è lì che lava i piatti e al tavolo c’è Pietro Polizzi, quarant'anni di matrimonio, la settimana enigmistica, la televisione accesa a volume alto, tutto come al solito, come deve essere.
La morte arriva all'improvviso e Pietro ha un sussulto violento e dalla sua bocca la vita se ne esce in un rigurgito.

«Le palpebre rimangono aperte. Le pupille, lievemente estroflesse, puntate sul cruciverba facilitato»

Ines non se ne accorge, continua a insaponare i piatti, commentando ad alta voce il programma televisivo.

«Ma Pietro Polizzi non risponde. (...) è insultante questo silenzio. L'ennesimo insulto. Ines sente che il grumo di rabbia cresce».
Quando Ines se ne accorge (se ne accorge?) non grida, non piange, non chiede aiuto ai vicini, non telefona. Continua le proprie faccende, meticolosa, come se nulla fosse successo. 

Ma qualcosa è successo, e i nodi dolorosi della famiglia Polizzi emergono travolgendo l’apparente solida struttura e rivelando quali talenti e sogni sono stati immolati sull'altare dell’amore materno. Eccolo il conto. Siamo al dunque.
Il seme della follia trova l’humus adatto per germogliare.




Anche in Tutta questa vita, edito da Piemme e uscito nel 2013, gabbie, talenti e rabbia, raccontati in tutt'altro modo. 
Un romanzo completamente diverso.

Il punto di vista è quello di una sedicenne intelligente, appassionata lettrice, bulimica e sovrappeso, vittima di scherzi di cattivo gusto sui social network, che si affaccia alla vita adulta dal suo ricco quartiere (quello giusto, perché quello sbagliato è il quartiere popolare dall'altra parte della strada) e che non ci risparmia caustiche osservazioni della sua vita familiare.

«In questi giorni sono tutti fuori di testa: lei non va in palestra, non si accorge dei tre Saccottini tre a colazione, non dà istruzioni per il pranzo, e Nina si è esibita in un pasticcio di carne, patate e formaggio da un miliardo di calorie. Papà arriva alle dieci di sera, non saluta neanche Richi, non mi chiede come è andata l’interrogazione di latino o se ho studiato matematica. (…) Una vera figata. Così io e Richi ce ne veniamo belli e tranquilli dalla parte sbagliata, senza preoccuparci che qualcuno ci veda, facciamo rifornimento di porcherie al bar della pompa di benzina e, fra sbuffi di vento umido, prendendocela comoda, superiamo il sottopasso»

Paoletta è sola, se non fosse per suo fratello Richi, che lei chiama lo Sfi (sta per Sfigato) e ama teneramente, un ragazzino sagace che vive sulla sedia a rotelle. Consapevole del suo handicap vede e rivede il film Billy Elliot, elettrizzato dalla scena in cui lui Billy salta sul tavolo e va danzando per tutto il quartiere, affermando la sua dote di ballerino contro le aspettative del padre. 
E poi c’è Carmen, l'amica immaginaria di Paola, alla quale l'adolescente affida i suoi segreti e i sentimenti non rivelati.

È un’alleanza forte quella tra Richi e Paoletta, che cresce sempre di più quando la verità si avvicina, e quando il dramma esploderà in tutta la sua violenza, loro saranno uniti, coesi, complici.

«Quando ti abitui a viaggiare lungo la frontiera tra verità e menzogna, ti accorgi che le intenzioni, le opinioni, le chiacchiere sono fumo, e l’unica cosa che conta sono i fatti (…). Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo, e il nostro modo è il silenzio. (…) In fondo, per non affrontare la realtà, la gente fa le cose più incredibili.»

E infatti l’incredibile è in scena.

Paoletta ci commuove e ci fa sorridere, ma sentiamo il suo dolore e la sua rabbia, e come noto, la rabbia tiene insieme, è un collante, per togliersela occorre attraversare il dolore e la verità.

Con una scrittura forte ed emozionante, l’autrice di questi due romanzi ci accompagna in un viaggio sorprendente, carico di tutti gli elementi vitali che, nel bene e nel male, conosciamo e che spesso ci fanno paura.

Giorni fa, parlando di Raffaella Romagnolo, qualcuno l’ha definita una specialista della scrittura.
Lo è.

Non perdetevela.

#leggiloperché

Raffaella Romagnolo

Raffaella Romagnolo, autrice de L’amante di città (Fratelli Frilli, 2007) e, per Piemme, La masnà e Tutta questa vita(2013). Per Frassinelli La figlia sbagliata (2015).

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