giovedì 4 settembre 2014

Primo giorno a #Festlet 2014 Mantova. Tempo variabile, temperatura perfetta.






Primo giorno, Mercoledì 3 settembre.

Arrivata a Mantova quasi in orario, solo dieci minuti di ritardo sulla tabella di marcia, che per me ha davvero del miracoloso. Non ero sola, Cristina Parodi, Bibliotecaria e amica, mi indicava le direzioni da prendere, gira qua, vai di là. Siamo partite senza preoccuparci troppo del tempo, ci siamo fermate per chiedere un’informazione e invece abbiamo consumato un lauto pasto, ci siamo godute la campagna del tratto Cremona-Mantova a velocità di crociera, siamo arrivate alla magione di Teresa, un delizioso  Bed and Breakfast a pochi minuti dal centro e abbiamo lasciato che ci accogliesse, Teresa. 
E di lei, di Tersa, parleremo ancora.

Ore diciassette.

Stiamo ascoltando Eugenio Borgna che ci parla di come ascoltare il silenzio, cercare di comprendere e accettare la follia, esperienza lontana dall’indulgenza e dalla tolleranza, perché le ragioni e le angosce di chi sta male non sempre possono essere spiegate o capite. La follia non è solo disturbo neurologico o un problema psicologico, ma enigma e mistero.
Racconta della sua personale esperienza leggendo Virginia Woolf, Eugenio Borgna. Per capire bisogna partire dalle lettere, hanno la capacità di raccontare la sofferenza, ma anche i romanzi raccontano molto di un modo interiore potente e profondo. Emblematiche sono le pagine straordinarie di Mrs Dalloway, raccontano cosa vogliano dire ventidue anni di sofferenza psichica. Avvicinarsi al mistero della follia di Virginia Woolf significa sfidare le nostre paure e accettare di guardare quelle cose che avvengono nella nostra vita e nella vita di persone vicine a noi. 
L’anima ha tanti modi di esprimersi. Imparare a guardare negli occhi le persone e ad ascoltare oltre le parole dette, cogliere espressioni che possono sembrare stravaganti. Non è utopia irragionevole, è un modo per conoscere e capire chi appare diverso e lontano da noi, e smettere di averne timore.
Conclude dicendo che gli occhi bagnati dalle lacrime sono quelli che sanno cogliere l’invisibile e l’indicibile.
Applausi e commozione. Tanta.
La prima volta che lo sento e lo vedo davanti a me, dopo aver letto tutti i suoi libri.

Ore diciannove

Fame. Quando hai fame e sei stanca perdi il controllo, le forze e la concentrazione, almeno così mi succede. Mi affido alla mia compagna di viaggio, sicura che certo lei saprà prendere la situazione in mano. Niente da fare. Giriamo a vuoto, ci facciamo prendere dall’atmosfera, ci perdiamo, sbagliamo strada diverse volte, parliamo con tutti o forse quasi tutti i Mantovani che incontriamo, che sono gentili, accoglienti, divertiti da un popolo di foresti con la mappa in mano in cerca degli incontri prenotati. Vai di là, son dieci minuti, ma noi giriamo mezz’ora. Si divertono, ridono, prima ancora che tu chieda loro qualcosa ti dicono, il Conservatorio è da quella parte. E sì, perché vogliamo vedere Paolo Nori con Carlo Boccadoro al piano.
Ore ventuno e trenta
Ogni volta che lo sento Paolo, rido alle lacrime, mi emoziono esattamente come lui sul palco mentre legge La fondazione di Raffaello Baldini. Lui è così, legge, racconta, getta un ponte e ti prende per mano, e tu lo attraversi e sei con lui, e ti cascasse il soffitto sulla testa tu continui a camminare insieme a Baldini e alla sua storia e se a Paolo che suda ed alza la voce spunta una lacrima ecco che pure tu te la trovi sulla guancia. È la stessa roba. O forse non lo è, chissà, ma le emozioni, se son vere, possono essere diverse, ma risuonano insieme, come tanti strumenti della stessa orchestra.
Tant’è che eravamo al conservatorio, dico.

Ore ventitré e trenta

Siamo su un ponte e ci chiediamo, ma è questo il ponte ci prima, quello che va al posteggio? E io che mi affidavo a lei, a Cristina Parodi, io che la pensavo una ordinata, precisa, concentrata, equilibrata, con un ottimo senso dell’orientamento.
E invece no, si perde come me, che sono famosa per perdermi, e mi fa un po’ piacere.
Ciarliamo e ridiamo nella notte. 
Prima o poi alla macchina ci arriveremo.


Nessun commento:

Posta un commento