lunedì 12 maggio 2014

"Tutti primi sul traguardo del mio cuore" di Fabio Genovesi. Di corse, di memoria e di passioni. Leggetelo.





I social network, se usati per ciò che ti interessano, ti possono regalare suggerimenti preziosi. Alcuni giorni fa Edoardo Brugnatelli raccomandava su facebook la lettura di un libro di Fabio Genovesi edito da Mondadori  e uscito nell’ottobre del 2013 “Tutti primi sul traguardo del mio cuore”
Seguito il consiglio, letto un bel libro.

Si tratta di un vero e proprio viaggio che lo scrittore, appassionato di ciclismo, compie seguendo tutto il Giro d'Italia per il giornale per cui lavora, tre settimane di salite e discese in compagnia di un autista e di un mondo sorprendente. 

Questa è una storia che narra innanzitutto di passioni, di quella passione che fin da piccolo anima l’autore, e del resto, mi dico, non poteva essere diversamente, perché Fabio Genovesi,  da bambino, aveva uno zio che gli piombava in classe durante la lezione e si portava via il figliolo davanti allo sguardo moderatamente preoccupato della maestra

“Dai veloce che andiamo a vedere il Giro”
La maestra, mezza nascosta dietro la cattedra, ha provato a dirgli: “Scusi, ma fra poco li porto io i ragazzi a vedere il Giro”
E lo zio: “Con tutto il rispetto signora, ma sa una sega lei dov’è il punto buono”

Le passioni sono così, esagerano, travolgono e cambiano l’ordine delle priorità, altrimenti che passioni sarebbero? E nello stesso modo dettano l’ordine degli eventi e della cronaca di questo viaggio straordinario, in cui si corre e si fanno deviazioni inattese e imprevedibili, perché ci sono momenti che non si possono perdere, potrebbero non tornare più. 
Ecco, coloro che sono animati da una qualche passione, che non sia per forza il ciclismo, leggendo questo libro sentiranno vibrare le proprie corde e riconosceranno quella forza e quegli entusiasmi tipici di chi insegue i sogni con sincera partecipazione, quella che ti spinge a fare una scelta e non importa se arriverai primo o secondo, quello che importa è che in quel momento tu c'eri e hai dato tutto, ed eri felice. 

Questo libro racconta anche di memoria, personalmente mi ha riportato a quando i miei nonni mi raccontavano del Giro e io ero una bambina che  ascoltava rapita le gesta dei loro miti, mio nonno che parlava di Coppi e Bartali, mia nonna  di Eddy Merckx, un belga che ha il fuoco dentro, così diceva la nonna.

Fabio Genovesi si impegna a contrastare l’oblio e riporta sulle pagine antichi entusiasmi, ricordi di grandi campioni che hanno insegnato tanto, perché per esser tali bisogna avere slanci di sincera generosità. Si corre ma ci sono soste importanti e regole di civiltà da rispettare, i campioni di ieri come quelli di oggi lo hanno capito. E vengono da tutto il mondo i nuovi campioni, dalla Cina come dalla Colombia.

Darwin è nato a Túquerres, cittadina agricola sulle Ande a tremila metri sul livello del mare (…) “Dovevo fare il campesino, come i miei genitori e tutti i miei familiari, in un campo sopra Túquerres. Ho cominciato a correre a undici anni, non avevamo i soldi per comprare una bici ma me l’ha data la squadra. Il ciclismo mi piaceva moltissimo, ma non pensavo che un giorno potesse diventare la mia vita. Non osavo nemmeno sognarlo”

Ci sono personaggi, in questa storia, che alla fine gli vuoi proprio un po’ di bene. Come Enzo, per esempio [Sono Enzo. Non Renzo, non Lorenzo e nemmeno Vincenzo. Mi chiamo Enzo, punto e basta.], appartenente a quella categoria di persone a cui piace guidare, lo metti seduto al volante e lui ci sta, prosegue per ore senza sosta e senza un lamento.
Ci sono personaggi che spuntano fuori dal nulla, come il poeta e i suoi silenziosi e discutibili amici. Ecco, quello del poeta è un racconto di rara bellezza, in cui umorismo, farsa e probabile tragedia si confondono perfettamente. 

"Senta, se mi promette che la cosa rimane tra noi, io potrei portarla alla casa natale di Mimmo Mimmini."
Intermezzo poetico, posti splendidi della Calabria dove non tornerò mai più. Questo è il titolo di questa eccezionale deviazione, che comincia  a pagina 52 e vi porta fino a pagina 59. 
E nulla vi anticiperò.

C’è un’Italia di personaggi che sembrano saltare fuori dal nulla e invece è proprio la nostra Italia, riconoscibile nelle sfumature, chiare o cupe, negli strappi, nelle cadute, nelle immagini rocambolesche e surreali, nella generosità, nei sogni infranti di cui è fatta. Fabio Genovesi ha scritto un libro divertente e commovente, a tratti poetico, in cui mito e realtà si sfiorano. In una folle corsa, inchiodato al suo notebook, ci racconta cosa significhi correre al Giro, grande metafora di un percorso obbligato.

Questo sport è così, è una sofferenza che si nutre di altre sofferenze, te le succhia dal corpo, le impasta dai pedali e la catena, e se hai fortuna le sfoga in una potenza che si sparge sulla strada. Tu alzi le braccia al cielo, ti volti un attimo a guardare, e stai già un passo più in là.

E come ci ricorda, ancor prima di cominciare, Non conta quante volte cadi, ma quante volte ti rimetti in piedi
Lo disse il Colonnello Custer, pensate un po'.

Fabio Genovesi


Nessun commento:

Posta un commento