lunedì 12 maggio 2014

SalTo14/tre Il cuore dell'uomo di Jón Kalman Stefánsson, Iperborea editore. Viaggio nel mistero della vita.




Tra i molti appuntamenti del Salone del Libro di Torino 2014, uno in particolare non potevo perdere. Si trattava di quello organizzato da  Iperborea con Jón Kalman Stefánsson, uno di quegli autori che ci permette di capire cosa significhi vivere ai confini del mondo in un’epoca come questa. Accompagnato dalla lettura sensibile ed esperta di Emilia Lodigiani e presentato da Sebastiano Triulzi, lo scrittore islandese con il suo Il cuore dell'uomo ha raccontato del suo personalissimo rapporto con la scrittura, che ha molto a che fare con la memoria e con il senso di narrare le vite nascoste di villaggi sperduti, di lentezza, di isolamento. 

Ho conosciuto la scrittura di Jón Kalman Stefánsson con il suo “La tristezza degli angeli” secondo di una trilogia in cui si narra di un viaggio di un ragazzo che dovrà accompagnare un rude portalettere, un ruvido gigante muto, in un angolo sperduto dei Fiordi occidentali, un viaggio dentro e fuori di sé,  alla ricerca del potere salvifico della parola, nella solitudine e contro le forze della natura e l’inferno bianco. Delle pagine di Jón Kalman Stefánsson non puoi non innamorarti, ed ecco la trilogia,  composta da Paradiso e inferno, La tristezza degli angeli e l’ultimo, quello presentato appunto Sabato sera,  Il cuore dell’uomo.

Stefánsson è come tutti gli scrittori un’ottimista, - forse tutti gli scrittori lo sono e non sanno di esserlo, altrimenti farebbero altro - , e vuole credere a un Grande Memoria, un luogo dove la letteratura possa combattere l’oblio e migliorare il mondo, cercando quella lentezza che abbiamo perso e che ci riconcilierebbe con il passato e con ciò che non conosciamo. Ci racconta che gli Indiani del Nord America pensano che le nostre anime abbiano un loro tempo per muoversi, e che noi le fuggiamo, le lasciamo per strada correndo, prendendo treni e aerei. "Chissà dov’è la mia anima adesso", dice ridendo, "forse sta attraversando la Danimarca". 
Jón Kalman Stefánsson mette nella sua scrittura la ricerca di quella lentezza che ci permetta di guardarla in faccia, la propria anima. Siamo intessuti in una trama di cose che non torneranno, per questo non bisogna dimenticare, e fare lunghe soste, appena sia possibile.

Leggere Stefánsson è un viaggio straordinario, una grande esperienza, è affrontare il mistero della luce e del buio, della vita e della morte, della sofferenza e della felicità.

L’uomo è nato per amare, ecco quant’è semplice il fondamento dell’esistenza. Per questo il cuore batte, questa strana bussola, grazie a lui ci orientiamo tra le nebbie più fitte, a causa sua ci smarriamo e moriamo in pieno sole

da Il cuore dell'uomo - Iperborea 




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