domenica 13 aprile 2014

Una domenica. Leggere e rileggere Sylvia Plath



Sylvia Plath (Boston, 27 ottobre 1932 – Londra, 11 febbraio 1963



E adesso me ne sto seduta qui, contegnosa e stanca in marrone, con il cuore leggermente indolenzito. Andrò avanti. Scriverò una descrizione dettagliata dell’elettroshock, stringata, esplosive brevi descrizioni senza neanche una sbavatura di lezioso sentimentalismo (…) il sonno immortale della sua follia.
da Diari, Adelphi editore, pagina 143.

Questo un brano che Sylvia Plath scrisse una domenica, quella del 26 febbraio 1956, proponendosi di redarre l'esperienza dell'elettroshock, di raccontarla e inviarla a David Ross, studente  e allora redattore del St. Botolph's Review" a Cambridge, insieme a Ted Hughes , che nel giugno dello stesso anno diventerà il marito della Plath.

Ogni volta che sfoglio le pagine dei Diari, non posso fare a meno di soffermarmi e rileggere certi passaggi tra chiarezza e oscurità, certi versi che sono miracoli di pienezza. Ogni volta che rileggo le sue poesie, le lettere, il romanzo, non posso fare a meno di riconoscere la sua incredibile forza espressiva, come se non si potesse fare a meno di quelle parole, proprio di quelle, piccole grandi combustioni dell’anima, in cui vedi le cose come stanno, le riconosci, le fai tue.

Questa la sua forza, di metterti al centro della geografia dei sentimenti, un viaggio perfino doloroso che può tramutarsi in un labirinto quello tra le sue pagine, ma necessario, e ti puoi perdere senza una bussola, ma non è così importante conoscerlo alla perfezione un viaggio, conoscerne la meta e le tappe, quanto percorrerlo. È il percorso che ti cambia.

I suoi libri e le sue poesie mi hanno cambiata. 
E aiutata a capire, a crescere.

Nessun commento:

Posta un commento