lunedì 21 aprile 2014

Sette diavoli di Marco Archetti. Scritto con amore e furia.





L’ho letto in un lampo Sette diavoli ( Giunti ed.), in apnea, del resto non si poteva fare altrimenti, una volta cominciato non smetti più.
Sono così i romanzi di Marco Archetti, dai tempi di “Vent’anni che non dormo”, il primo dei suoi che ho letto (non di quelli che ha scritto), e dopo sono venuti tutti gli altri.
Non conosco l'autore, ci siamo incontrati una volta di sfuggita a Torino e abbiamo scambiato poche parole, ma è come se lo conoscessi da sempre, ogni volta mi immergo totalmente, ritrovo la sua scrittura, il suo ritmo, mi lascio trasportare dal suo sguardo sulla gente. Archetti le ama, le persone, e si capisce, le ascolta, le osserva e le studia, e poi traduce sulla pagina anche i più piccoli dettagli, i modi di fare, le particolari e invisibili sfumature di ogni indole, dalla più pura alla più bieca. 
In questo modo nascono i suoi personaggi, autentici e potenti, sempre.

Questa è la storia di una ragazza che diventa donna e che con la vita fa a pugni fin dal principio, e le capita di tutto, badate bene, ma resiste, cade e si rialza, barcolla ma non smette di camminare fino a quando le è possibile, con dignità sopporta incredibili beffe che il destino le riserva. Crescendo si appropria di un suo linguaggio, di una propria morale e soprattutto impara a conoscersi e a capire quali siano i suoi limiti e le sue armi di difesa

Il fatto è che ormai mi conosco, quando cambia il vento o sto male da qualche parte, so trasformarmi (…) Quando smetto di amare, io non amo più – questa è l’unica verità su di me.

Sono molti i personaggi, perché se la Egle è colei che vi porta per mano a visitare il suo mondo e a viverlo come se lei fosse proprio lì, in carne e ossa, pulsante e viva vicino a voi, mentre vi spiega con fervore le sue ragioni, ecco che spuntano il fratello e lo zio e tutte le altre figure di un romanzo che diventa corale, figure amiche e nemiche del quartiere del Carmine, altro protagonista del romanzo, sul quale la Storia passa e lambisce le vite di tutti i miserabili, che la guerra ci sia o sia finita, la miseria rimane tale e quale, la rabbia e il dolore abitano nelle case, sporche come le minestre che la sera apparecchiano la tavola.

"Il cibo era razionato e le strade sbriciolate. Ovunque si guardava c’era da mettersi le mani tra i capelli. Chi poteva se la cavava con qualche furberia."

Il vicolo e la strada insegnano a non perdonare e non perdonano. Attraverso colpi di scena, Egle continua il suo viaggio, scortandoci nelle atmosfere dense di altre vicende, di prostitute e di donne che salgono e scendono le scale in un bollire di chiacchiere, di penurie amare e di gioie vaghe, di uomini rozzi e bugiardi. 

"(…) man mano che ci cammini, si sprofonda sempre di più. La vita, i respiri, gli sguardi, perfino i delitti si fanno più oscuri. È la cantina della città, il sottoscala del mondo, la topaia dell’esistenza (…) La pozzanghera e il nascondiglio.
(…)
Il vicolo è lì, a differenza tua ha tutta la pazienza del mondo."

E allora da quel posto bisogna andarsene, scappare al più presto, per cercare di vivere una vita decente, perché Egle scopre che si sente bene solo quando cammina lontano da lì, quando si muove nella nebbia dove tutto sembra sospeso e lieve, dove le riesce perfino di respirare e dimenticare le grida delle sagome nere della sua vita, del passato e del presente. Ma il destino non l’aiuta, ed Egle deve combattere una guerra su due fronti, contro il mondo e contro se stessa, prima di rassegnarsi a riconoscere che la sua urgenza  è quella di vendicarsi, di fare i conti con gli uomini e con Dio, di alzare la testa e tirare fuori uno a uno tutti i sette diavoli che ha in corpo.

Marco Archetti è uno scrittore intelligente e appassionato, che sa farci amare il suo romanzo perché "è teso come una fucilata" e perché le storie sono l’unica ragione che lo spingono ad aprire un libro o a scriverlo.
“L’ho scritto con amore e con furia”.
Nello stesso modo lo leggerete.



 
Marco Archetti


www.marcoarchetti.it/

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