lunedì 24 marzo 2014

Livelli di vita, Julian Barnes Einaudi editore. Di passioni, di voli, di palloni, di cadute.


Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo cambia.

Metti insieme due cose che insieme non sono mai state; a volte funziona, a volte no.

Metti insieme due persone che insieme non sono mai state. Qualche volta è come quel primo tentativo di imbrigliare un aerostato a idrogeno su uno ad aria calda. (...) A volte invece funziona, nasce qualcosa di nuovo e il mondo cambia.

Metti insieme questi tre incipit e avrete "Livelli di vita" di Julian Barnes, edito da Einaudi, un libro che non è un romanzo, ma in cui si raccontano grandi amori e grandi passioni, voli, cadute e discese in profondità. Per cominciare incontrerete personaggi come Fred Burnaby, viaggiatore e colonnello della Guardia reale britannica, Sarah Bernhardt, sì, proprio lei, la brava, famosa e bella attrice teatrale dai molti amanti (tra cui Barnaby), e Gaspard-Félix Tournachon, meglio conosciuto come Nadar, fotografo francese, giornalista, areonauta e altro ancora. Tre persone che hanno amato visceralmente volare, in tutti modi, e che qui sono raccontate anche nelle loro debolezze e fragilità.

I livelli di vita non sono facili da mettere e da tenere insieme, ma a volte si è costretti a farlo, a volte capita, a volte si vuole e allora succede qualcosa di inaspettato. La passione per l'aerostatica e la fotografia, l'amore per una donna e per la passione che li unisce, l'amore per una donna e la tragica realtà della vita e della morte. 
A volte possono stare insieme, a volte no, ma dipende anche da noi, da quanto si voglia osare e usare i propri strumenti per camminare, evolversi e magari cambiare un piccolo pezzo di mondo. 

La caduta più grave è quando il volo di qualcuno che amiamo finisce, come è successo a Barnes, quando perde sua moglie Pat. Necessario accettare la sconfitta, le cadute, le perdite, ma non sempre si riesce a convivere con il dolore. Così come non possiamo controllare tutto, nello stesso modo noi non sappiamo quando riusciremo a riorganizzarci per uscirne, anche se ci sono momenti in cui tornano pace e allegria, sebbene tu riconosca che l'allegria si è fatta più "fragile" (...) Quando il ricordo è soltanto ricordo del dolore. 

Julian Barnes usa una parola perfetta, che viene dal pensiero romantico tedesco, Sensucht, in italiano traducibile con struggimento, e descrive un tipo di solitudine che si vive solo dopo che si è persa una persona che si amava. Si tratta di un desiderio inconsolabile, poiché ti rendi conto che quella persona non esiste più se non nel tuo dolore, che non la potrai più vedere, che non ci potrai più parlare. 

Piace pensare che ci sia sempre un volo che aspetta da qualche parte, su un altro livello, un'elaborazione e una crescita, perché ogni età ha i propri, di livelli, con le storie di uomini e donne che hanno provato a inseguire e a vivere i propri sogni, cadendo e rialzandosi, a volte non rialzandosi, ma vivendo intensamente. 
Questo libro è scritto così, come si dovrebbe vivere,  con intensità, consapevolezza e coraggio, con l'attenzione e sensibile cura dell'emozione e del sentimento. 

La prima volta che vi scrissi raccomandando di leggere un libro di Julian Barnes, fu per  Il senso di una fine, che non esito a continuare a regalare e raccomandare. 
Questa è la seconda, in attesa della prossima.

Pat e Julian Barnes

L'Atelier di Nadar e il suo ritratto


Sarah Bernhardt





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