lunedì 2 dicembre 2013

Una bella storia d'amore e di musica: Nina Simone e Sebastian Bach.


Nina Simone (21 febbraio 1933 –  21 aprile 2003)


Quando Eunice Kathleen Waymon incontrò Sebastiano Bach, se ne innamorò perdutamente e decise quello che avrebbe fatto nella sua vita: la concertista. Era brava e studiò con disciplina e senza risparmio. Suonava e cantava in chiesa ma aveva il grande sogno di portare la musica classica fuori dal piccolo centro in cui viveva e sapeva che quella avrebbe potuto essere la sua vita. Voleva entrare in una scuole prestigiosa, una delle migliori, e per accedere alle audizioni occorreva essere preparati seriamente. Molto seriamente. Tutta la comunità nera contribuì per sostenere quella ragazzina talentuosa che era il loro orgoglio. Ma solo un dettaglio non aveva considerato Eunice: lei era negra, ed essere negra in quegli anni non era certo fattore di merito. 

«Essere giovani, avere talento ed essere neri,
oh che sogno meraviglioso
essere giovani, avere talento ed essere neri,
ascolta bene ciò che dico
Sai, in tutto il mondo
Ci sono miliardi di ragazzi e ragazze
Che sono giovani, hanno talento e sono neri

Non puoi negarlo»


E così non venne ammessa alla scuola, benché fosse riconosciuto il suo prodigioso talento e la sua tecnica di alto livello. E fu allora che Eunice Kathleen Waymon, figlia di un pastore, lasciò la Carolina del Nord e si diresse prima ad Atlantic City e poi a New York, dove fece delle audizioni e, sempre con l'aiuto della sua comunità, continuò a studiare e a perfezionarsi. Cominciò a suonare il piano e a cantare in un locale.  E quando cantava lei, improvvisamente calava il silenzio, tutti tacevano, smettevano di mangiare, di bere, di muoversi. La ascoltavano e basta. E poi applausi, ovazioni. Cominciarono a fioccare contratti. Eunice non raccontò alla famiglia, da principio, di avere intrapreso la via del jazz (la "musica della perdizione", per il padre) e di cantare con quello che divenne il suo nome d'arte, Nina Simone, proprio in onore di quell'attrice francese che lei amava tanto, Simone Signoret.


Il musicologo Dave Marsh scrive di lei come di una " (...) freedom singer:  Il suo canto, spesso paragonato a quello di Billie Holiday e di Edith Piaf, è accorato, sofferto, profondo ed essenziale, non indulge in virtuosismi vocali, virtuosismi che invece si concede quando suona il pianoforte."


Soffrì molto Nina, anche per amore e per molto altro, - non ebbe una vita facile, ma questa è un'altra storia - lasciò anche gli Stati uniti dopo aver lottato contro il razzismo, ma a un certo punto sentì che le mancavano le forze. Non ce la faceva più a lottare contro un mondo cinico e spietato e contro i propri demoni. Partì e viaggiò. Doveva allontanarsi. Imparò, Nina, a vivere con la sofferenza di non potere essere fino in fondo quello che voleva. Insomma, quante cose dovette cambiare, cambiò il proprio nome, lasciò la sua terra, ma non si allontanò mai troppo da se stessa, mai definitivamente,  e l'amore per Sebastiano Bach rimase e Nina se lo portò sempre con sé, anche nel Jazz. 

Mi pare una bella storia, tutto sommato.


Nina Simone plays Bach with her "Love me or leave me"




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