venerdì 6 dicembre 2013

Conversazioni immaginarie/Due. Lezioni di scrittura



Raymond se ne sta immobile, seduto al sole, sugli scalini all’entrata dell'edificio, lo sguardo fisso, si morde il labbro inferiore, tra l’indice e il medio tiene una sigaretta, l'ha accesa e poi è rimasta lì, a consumarsi da sola.

Ciao Raymond, cinguetta la ragazza biondo cenere, quella che siede sempre accanto a lui, come te la passi Ray?
Lui sembra svegliarsi dal torpore per un momento, la guarda di sfuggita, abbozza un sorriso, lei si mette tra lui e il sole, comincia a parlare. È carina, quella ragazza, lo aveva notato la prima volta, è carina e anche intelligente, forse troppo loquace per i suoi gusti, ma Raymond non la vede. 
Lei parla e parla senza fermarsi, di un certo poeta che ha letto prima e di un romanzo meraviglioso che l'ha tenuta sveglia la notte poi, ma lui la sente appena, si dimentica perfino della sua presenza. La sua voce diventa un suono lontano, uno strano ronzio. Raymond avverte la sua presenza solo per via del tepore del sole, venuto a mancare da quando lei è arrivata. Sono strani giorni quelli, l’aria è troppo fresca per essere ottobre in California. Dicono che è per via dell’inquinamento, o di chissà che altro, dicono che non ci sono più le stagioni di una volta. Dicono.

La ragazza biondo cenere continua a parlare, si aggiusta i capelli, lui non ricorda il suo nome, la guarda e sorride, fa lievi cenni d'assenso con il capo. Pensa che tra poco comincerà la lezione di Creative Wrinting  101, pensa che finalmente lo vedrà e cercherà di intuire dall'espressione della sua faccia se gli è piaciuto il racconto che gli ha consegnato la settimana precedente. Glielo chiederà a bruciapelo. Le è piaciuto il mio racconto? E poi gli scruterà il viso. Dicono che quando deve parlare di qualcosa che ha ricevuto in lettura e che non gli piace storce la bocca, è una cosa che sanno tutti, dicono. Pensa che forse no, forse non gli sarà piaciuto, storcerà la bocca, ci avrebbe dovuto lavorare ancora, dannazione. 
Lei parla e lui tamburella le dita sul ginocchio e pensa a  Maryann che al telefono le ha detto di Christine, ha la febbre, la piccola Christine Rae, quel fagotto di un anno appena trema fra le lenzuola e suo padre è troppo impegnato a voler diventare uno scrittore per essere lì a consolarla. 
Raymond sospira.
Lei parla e lui ripensa alle parole di Maryann, tu ci devi andare Ray, lui ti indicherà la strada, non devi sentirti in colpa, non devi arrenderti.

A un tratto un dolore. Ti sei bruciato, Ray!, strilla la ragazza biondo cenere, che hai?, a che pensi?, sembri avere la testa tra le nuvole.
Lui getta lontano la sigaretta, si mette il dito fra le labbra e si alza.
Scusa, le dice, devo andare.

Poi si ferma di scatto e lo vede arrivare. Come al solito, di fretta, lo sguardo serio e basso, carico di libri e cartelle.

Ah, Carver, esclama passandogli accanto, mi segua, proprio lei cercavo.

Raymond lo segue, per il corridoio solo il rumore dei loro passi. Lui si ferma davanti alla porta, maledette chiavi, borbotta, le tira fuori con fatica da una tasca e con altrettanta fatica le infila nella toppa.
Vuole che l'aiuti, sussurra Raymond, ma lui non sente, spalanca la porta ed entra. L'ufficio è angusto e polveroso, la luce traspare dai vetri sporchi, pile di libri, manoscritti, quaderni ovunque.

Si sieda Carver.

Raymond si guarda in giro, le sedie sono occupate, non sa dove mettersi, rimane in piedi, in silenzio.

Ho letto il suo racconto, dice, mentre cerca qualcosa fra cumuli di carta che ricoprono la scrivania.
Raymond lo osserva continuare a muoversi con disinvoltura in quella confusione e pensa a tutta la strada che ha fatto per arrivare fino a lui, al grande scrittore, uno vero in carne e ossa, per imparare a scrivere. Pensa anche che se non fosse stato per Maryann, che aveva insistito così tanto, forse avrebbe perfino rinunciato.

Eccolo!, fa a un tratto lui sorridendo, cercavo questo appunto. Sono poche righe del libro che sto scrivendo, un saggio sulla scrittura, lo legga per favore, se lo porti a casa e lo legga,  e mi dica che ne pensa. 
Raymond prende il foglio tra le mani, è un foglio dattiloscritto.

Vorrei vederla  più spesso, qui nel mio ufficio, può scrivere qui, se crede, berremo qualcosa e leggeremo. Possiamo cominciare da questo fine settimana, che ne dice?
Raymond deglutisce.
Certo, certamente, verrò.
Non troppo presto, il sabato mi sveglio un po’ più tardi. Facciamo per le dieci?
Per le dieci andrà benissimo.
Vada, vada pure ora Carver, ci vediamo in aula.

Raymond esce dall’ufficio, non gli chiede nulla del racconto, accosta la porta. Si infila in uno stretto corridoio laterale e comincia a leggere il foglio che John Gardner, lo scrittore, gli ha dato.

Nessuno può dire allo scrittore esordiente se possiede realmente le qualità che gli sono necessarie. La maggior parte delle persone a cui egli si rivolge non ha i requisiti per giudicarlo. Possono occupare delle posizioni di prestigio, possono perfino essere celebri, ma è una legge universale il fatto che l’87 per cento di tutti gli iscritti a ogni albo professionale siano degli incompetenti. Lo scrittore deve decidere da solo, sulla base delle prove che ha a disposizione. 
Io ho dato per sommi capi le prove che devono essere valutate:
- La facilità verbale è un contrassegno del romanziere promettente, ma molti grandi romanzieri non ce l’hanno, e molti romanzieri piuttosto stupidi ne hanno da vendere;
La precisione e la franchezza dell’occhio dello scrittore è tremendamente importante. Ma di solito, se non la si possiede, la si può imparare. Che l’astratto sia di rado così efficace quanto il concreto può essere facilmente ammesso. “Era addolorata” non funziona bene quanto “Distolse lo sguardo”

Distolse lo sguardo, ecco come doveva concludere il suo racconto, pensa Raymond.
Poi guarda l’ora e si dirige verso l'aula già affollata. 
La ragazza dai capelli biondo cenere è lì che lo aspetta, gli ha tenuto il posto.


Il brano in corsivo è tratto dal libro di John Gardner On Becoming a Novelist.
In Italia è uscito nel 1989, edito da Marietti, con il totolo Il mestiere dello scrittore, con una prefazione di Raymond Carver.



Raymond  Carver (25 maggio 1938 - 2 agosto 1988) cominciò a seguire i corsi di John Gardner nel 1959, incoraggiato dalla moglie. Gardner diventò il maestro e mentore di Carver e nel 1960 gli affidò la cura del numero primaverile di Selection, la rivista letteraria dell'università. 
La vita di Carver non fu facile, dovette sempre lavorare o vivere con sussidi di disoccupazione, poiché con la scrittura non riusciva a mantenere se stesso e la famiglia. 
Solo negli anni settanta i riconoscimenti, anche economici, cominciarono ad arrivare.



John Champlin Gardner Jr. (21 luglio 1933 – 14 settembre 1982) è stato uno scrittore e insegnante statunitense. È stata una figura popolare e controversa fino alla morte prematura in un incidente motociclistico all'età di 49 anni.




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