venerdì 15 novembre 2013

Il mio paradiso è deserto. Teresa Ciabatti e le regole del gioco dei Bonifazi.







Se solo lo volesse, Attilio Bonifazi, detto anche Ottavo re di Roma, potrebbe far cadere il governo. Il suo regno è l’immondizia, da cui ha spremuto negli anni potere e ricchezze. La figlia Marta, come ogni bambina del mondo, ha venerato il suo papà, ma molto presto qualcosa si è rotto e l’odio per il padre si è fatto acuto quanto lo è stato l’amore, cita la quarta di copertina del terzo romanzo di Teresa Ciabatti,  edito da  Rizzoli.  

È difficile fare il riassunto di un libro come questo. Me li immagino, in redazione, alle prese con una sinossi che racconti qualcosa ma non troppo, che lasci intendere il dramma carico di ironia, ma senza rivelare i segreti e le molte sorprese di questa storia corale, perché di sorprese Teresa Ciabatti ce ne riserva molte.

Il mio paradiso è deserto è la storia di Marta Bonifazi, ventiduenne grassa,  infelice e rabbiosa, figlia di un imprenditore ricco e senza scrupoli, che lei vorrebbe vedere morto. Ma ci sono momenti in cui vorrebbe invece che si fermasse, che la abbracciasse, che le parlasse. Perfino al culmine della tragedia, Marta vorrebbe che suo padre facesse un passo verso di lei. E invece niente. 

«Stavolta lo faccio, non me ne frega un cazzo, non ho paura che ti credi? Non ho paura di niente, io.» Urlò, gli occhi improvvisamente pieni di lacrime.
Se Attilio avesse fatto un passo verso di lei, se l’avesse abbracciata, se le avesse strappato la promessa di non farlo mai più, di tornare quella di un tempo, forse tutto sarebbe finito lì, forse lei si sarebbe pentita, avrebbe implorato di perdonarla e in quell’istante si sarebbero lasciati alle spalle l’intera vicenda. Invece lui, Attilio Bonifazi, davanti a sua figlia in lacrime, rimase immobile.


Il mio paradiso è deserto  è anche la storia di un uomo, che ha una moglie irreprensibile, un figlio che si è laureato a Oxford -  pensa un po' -  e una figlia imbruttita che imperversa senza pietà su una famiglia che lui cerca di tenere insieme. Ne fa di cotte e di crude, la ragazzina, sapendo di poterlo fare, niente e nessuno riescono a fermarla, benché lei alzi il tiro, ogni volta. Ma tiene duro anche lui, è un uomo forte il Bonifazi, maschio abile e attraente, uno che riesce a intortare tutti con la sua chiacchiera, a tenere a bada i suoi segreti e chiuse le sue porte. E ci sono i compromessi doverosi, perfetti e imperfetti che siano, van fatti, ché lui le segue, le regole del gioco.

È un romanzo questo che racconta anche di una donna che vive ai margini e sorride qualsiasi cosa accada. Anche se sua figlia le rivolge la parola solo per dirle «Non rompere il cazzo», lei  fluttua leggera nel dramma quotidiano, con naturalezza e placida eleganza, e si preoccupa che tutti siano, o almeno appaiano, sereni, magari anche soltanto per uno scatto davanti al fotografo. Queste sono le regole delle sue radici, mai si dovranno notare i segni dello sfacelo o dell’angoscia, celata per vocazione.

Il mio paradiso è deserto è un romanzo costruito sui punti di vista di ogni personaggio, anche di quelli che non ho citato fino a ora, una moderna famiglia Buddenbrook, che dai fasti imbocca la via della caduta attraverso l’annientamento psicologico di tutti. 

Teresa Ciabatti edifica una storia perfetta, ricca di dettagli sorprendenti e inattesi, che rivela misteri e ambiguità dei nostri giorni, svela personaggi tanto incredibili da essere assolutamente credibili, uomini e donne di ogni età dove ristagnano paura, disprezzo, invidia, menzogna e cinismo. Persone intrappolate nelle proprie vite, costruite e strutturate su una dissolutezza socialmente accettabile. Persone  spietatamente allontanate dalla propria natura, costrette a negare il dolore e a lucidare raffinate maschere, come raffinato è l’impianto narrativo, che ci accompagna e ci stupisce  a ogni capitolo, che ci mostra un mondo dove visioni e archetipi contemporanei  dettano legge sulla pelle di chiunque. 

Una metafora, raccontata con voce esperta e ritmo incalzante, con non comune alleanza di sarcasmo, comicità  e tragedia, in una giostra di emozioni che corrono veloci. I colpi di scena vi accompagneranno fino alle ultime righe e vi dispiacerà staccarvene, perché alla fine questi personaggi li sentirete accanto a voi, respirare e supplicare. 

Vi faranno piangere e ridere, e chissà che a qualcuno di voi - come a me - non venga in mente uno dei migliori film di Renoir, La regola del gioco, e la sua famosa citazione:

 «A questo mondo esiste una cosa terribile: che ognuno ha le sue ragioni. »




TERESA CIABATTI è nata a Orbetello e vive a Roma. È autrice dei romanzi Adelmo, torna da me (Einaudi 2002) e I giorni felici (Mondadori 2008). Suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e su “Nuovi Argomenti”. Scrive anche per il cinema.
Il suo ultimo libro  Tuttissanti è appena uscito per Il Saggiatore – le Silerchie.

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