lunedì 4 novembre 2013

I libri sono vivi se lo siamo anche noi. Da Roth alla Davis.






Anni fa, non ricordo più quanti, lessi Pastorale Americana di Philip Roth, ne rimasi affascinata e colpita. Lo amai senza riserve, nonostante mi facessi molte domande su questo scrittore. Dicevo tra me, sarai  anche un reazionario misogino come dicono, ma  sei uno dei più grandi romanzieri viventi. 


Uno dei motivi per cui definisco Roth uno dei più grandi è che Roth mi suggeriva di approfondire. Ogni pagina mi spingeva a leggere altro, a farmi domande, a non accontentarmi delle mie poche nozioni scolastiche di storia americana. Volevo sapere di più sulla dolorosa storia di quegli anni in cui lui mi accompagnava, e di più sulle Black Panther.


I grandi libri questo fanno. Ti nutrono e ti accompagnano verso altri luoghi da visitare. Ti aprono finestre sul mondo. Così succede che un romanzo ti suggerisca di leggere altro, prova che i libri sono vivi, se lo siamo anche noi.

Lo cercai, ne trovai una vecchia edizione e  lessi  "Autobiografia di una rivoluzionaria". Scritto da Angela Davis a soli ventisette anni, la sua vicenda è potente quanto la sua narrazione. Definito un racconto intimo e collettivo, riconosciuto come una delle più straordinarie testimonianze di un pezzo della storia afroamericana, lo consiglio a chi non l'avesse ancora letto.
Prima edito da Garzanti, ora da MinimumFax.
Leggetelo.
Ovviamente dopo aver letto Pastorale americana, Einaudi.




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