mercoledì 20 novembre 2013

Tuttissanti di Teresa Ciabatti. Perché leggerlo/1.




Ho letto un libro. Si tratta di un romanzo breve, di circa sessanta pagine, edito da Il Saggiatore, presentato ieri sera alla Feltrinelli di Corso Buenos Aires, a Milano. 
Leggilo perché è potente.
Leggilo perché Teresa Ciabatti è una brava scrittrice. 
Leggilo anche se come me non guardi la tivù, anzi ti dico, a maggior ragione, leggilo. 
Perché è uno spaccato doloroso di un pezzo della nostra storia contemporanea. Perché parla di persone, racconta ascesa e caduta di esseri umani, con precisione chirurgica e psicologica e straniamento ti apre una finestra su un mondo trash che diventa a tratti romantico e tragico, dove ci sono persone narrate senza giudizio o pregiudizio, - e Teresa Ciabatti ti da l'opportunità di abbandonare il tuo, di pregiudizio - persone per quello che sono o che vorrebbero essere, artefici e vittime inconsapevoli di un'implacabile legge dell'effimero. Colpisce la lettura di Tuttissanti. Giuseppe Di Piazza, che lo presentava insieme a  ha detto che dopo averlo letto ha sentito "un vago senso di colpa come quando ci si trova davanti a un incidente stradale". Ecco, io ho sentito qualcosa di simile, qualcosa che non so definire, un disagio e una tenerezza inaspettati.  Questo è per me quello che deve fare uno scrittore, raccontare e offrire una  comprensione della realtà che non sia stereotipata o preconfezionata.
Leggilo, dunque.



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