venerdì 22 novembre 2013

Da Strindberg, Il sogno. Sì, è il momento per cominciare a riflettere sulla questione.





Di cosa siamo fatti noi, di cosa sono fatti i sogni.

Un film meraviglioso, Fanny e Alexander di Bergman ci suggerisce di pensare a noi stessi e alla nostra vita. Ci suggerisce domande. Risposte non ne dà, quelle tocca a noi cercarle. Ma come sempre si può trovare la strada per continuare o ricominciare a camminare.

Quando la letteratura, il teatro e il cinema e le arti tutte si parlano. 



"Tutto può avvenire, tutto è possibile e probabile. Tempo e spazio non esistono; su una base minima di realtà, l’immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni, assurdità e improvvisazioni.

I personaggi si scindono, si raddoppiano, si sdoppiano, svaniscono, prendono consistenza, si sciolgono e si ricompongono. Una coscienza, tuttavia,sovrasta tutto, quella del sognatore: per essa non ci sono segreti, inconseguenze, scrupoli, leggi. Egli non condanna, non assolve; riferisce.

E poiché il sogno, il più delle volte è doloroso e solo di rado lieto, una nota di malinconia e di pietà verso quanto è vivente attraversa il vacillante racconto. Il sogno, questo liberatore, diventa spesso doloroso, ma quando il tormento arriva all’estremo, ecco il risveglio a conciliare il sofferente con la realtà. E la realtà, per penosa che sia, in quel momento costituisce pur sempre un sollievo, rispetto al sogno tormentoso.

Che anche la vita sia un sogno, ci sembrava una volta un sogno poetico di Calderòn. Ma quando Shakespeare fa dire a Prospero, nella Tempesta, che “siamo tutti della stoffa di cui son fatti i sogni”, quando il Savio inglese enuncia, per bocca di Macbeth, che la vita “è una favola, raccontata da un folle”, è il momento per cominciare a riflettere sulla questione."
da Nota dell'Autore - August Strindberg - Il sogno -





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