lunedì 14 ottobre 2013

Flannery O'Connor l'avrebbe lasciata lì. E forse Alice Munro anche.



C’è un tale che si sposa, dico si sposa, e poi dimentica la consorte in un autogrill. Aggiungo, durante il viaggio di nozze. Aggiungo, lui si accorge della sua assenza dopo duecento chilometri. 
Viene da chiedersi, e la signora?  Dice che da principio ha pensato che fosse uno stupido. Si è un po' arrabbiata, la signora, è stata mollata in un autogrill senza cellulare e senza soldi, e certo non deve essere stato piacevole. Tu ti immagini tutto così romantico, il viaggio e tutto il resto, e invece la macchina parte senza di te. L'imprevisto appare assai disdicevole, l'umiliazione ti seppellisce.

Ora il pensiero torna nuovamente a lui. Che fa lui? 
Il marito nuovo di zecca - chissà, forse l'emozione? - si accorge dopo duecento chilometri che il sedile accanto al suo è vuoto mentre prima non lo era. Viene da pensare quanto ci si metta a fare duecento chilometri. Poniamo che il signore, emozionato, confuso, turbato perfino, pensiamolo così,  disorientato  dal nuovo status sociale, andasse, diciamo, alla velocità di cento chilometri all'ora, o forse chissà, proprio perché emozionato, confuso e  turbato e tutte quelle emozioni lì, viaggiasse immerso in uno stato vicino alla trance, diciamo ai sessanta chilometri all’ora. Il calcolo è   semplice. Insomma, dopo un paio d’ore al massimo a chiedersi, ma l’ho pagato il caffè?, ma l'ho tirata la catena?, si accorge che non era quella la cosa importante che si era dimenticato, ma invero l’amata consorte. 
Vai a capire gli imbrogli della mente. 

Pensate a lui, al disgraziato che frena di colpo rischiando la vita sua e di altri, pensate a cosa deve aver pensato in quel momento, l’orrore dipinto sul volto, il sangue che si ferma, il sudore gelido che lo veste in un brivido vicino alla morte mentre realizza il terribile misfatto. E la domanda. E adesso che faccio? Scappo o ritorno? (in tedesco, poiché la coppia di crucca provenienza è).
Il tapino torna indietro, si arma di tutto il coraggio che mai più avrà e gira la macchina per andare incontro al castigo perenne. E la signora? Non sappiamo cosa gli avrà detto o fatto in privato, o quel che gli dirà o farà per i prossimi vent’anni, ma sappiamo che ai giornali ha dichiarato tutto il suo perdono, e la sua frase, tradotta in varie lingue sui diversi quotidiani che si sono divertiti a pubblicare la notizia, è la seguente:
“Sono sicura che non l’ha fatto apposta.”

Tutto è bene quel che finisce bene, evviva il lieto fine, almeno apparente.
Questa storia, trama molto interessante per un racconto, mi ha fatto tornare alla  mente la grande Flannery O’Connor e un suo racconto che finisce in modo assai diverso di cui si parlava l’altro pomeriggio a Casella, in biblioteca, durante un laboratorio di scrittura.

Scrive La O’Connor, alla quale in questi giorni la nobel Alice Munro è stata paragonata:

“Una mia zia è convinta che se alla fine nessuno si sposa o viene ammazzato, in una storia non succeda niente. Ho scritto un racconto su un vagabondo che, per impossessarsi dell’automobile di una vecchia, ne sposa la figlia ritardata. Dopo la cerimonia, la porta in viaggio di nozze con la macchina, l’abbandona in una trattoria e poi se ne va per la sua strada. Questa, secondo me, è una storia compiuta. Sul mistero della personalità di quell’uomo non c’è nient’altro da rivelare, attraverso questa particolare drammatizzazione. Ma non sono mai riuscita a convincere mia zia che si tratta di una storia compiuta. Vuole sapere che fine ha fatto la ritardata.”

Ecco, se il marito fosse stato un personaggio della Flannery O’Connor o della Munro, probabilmente della signora non sapremmo più nulla e qualcuno potrebbe immaginarsela lì, ferma all’autogrill ad attendere per tutta la vita il ritorno del consorte.

C’è da chiedersi quale sia il vero lieto fine.



Mary Flannery O'Connor 
(Savannah, 25 marzo 1925 – Milledgeville, 3 agosto 1964)

Nessun commento:

Posta un commento