mercoledì 30 ottobre 2013

Conversazioni immaginarie Uno. L'infanzia.





di Claudia Priano


Rompe il silenzio davanti alla luce vibrante del camino, pronunciando le parole quasi a rallentatore, come a cercarle nei ricordi che gli frullano nella testa. Tutti gli altri tacciono. 
Lei sospira, accanto a lui, abbassa il libro che tiene tra le mani e  gli sfiora una spalla. Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni, mio caro, gli dice ostentando una voce squillante e un sorriso, guardandolo in viso, mentre lui continua a guardare dritto avanti a sé le lingue rosse e bluastre alzarsi verso la canna fumaria.
Sei una donna intelligente, fa lui, avrebbero dovuto dare il nobel a te, invece che a quella rozza canadese.
Trovi?, ride lei.
Ne sono certo. Peccato che tu sia morta. E non puoi certo dire che non lo meritassi io, il nobel.
Non prendertela caro, sorride, così come non me la prendo io ogni volta che mi ricordi il mio stato di defunta. 
Come se fosse una disgrazia.
Il solito blasfemo e bestemmiatore. Vuoi scandalizzarmi? Bada che non ci riuscirai.
Scusami.
Oh, per così poco, del resto è vero. Quanto a te, sei uno dei migliori, perfino il migliore, ma forse non perdonano la tua misoginia. O il tuo protagonismo. O chissà che altro.
Stronzate. Superata la cinquantina, si sente il bisogno di trovare dei modi per rendersi visibili a se stessi.
Il dovere dello scrittore è contemplare l'esistenza, non dissolversi in essa, caro, mormora lei e tornando a leggere.

Dal fondo della stanza, da dietro la sponda del divano, emergono una testa spettinata e una voce roca.
Tutti gli scrittori sono dei poveri idioti, è per questo che scrivono. Lo dice, poi ride e rutta con vigore.
Philip si alza si passa la mano sui capelli radi. Stupido ubriacone, borbotta fra sé. 
Poi, a gran voce, augura la buonanotte a tutti e comincia a salire le scale.


Nessuna infanzia è  priva di terrori. 
Philip Roth, da Il complotto contro l'America

Chiunque sia sopravvissuto alla propria infanzia, possiede informazioni sulla vita per il resto dei propri giorni. 
Flannery O’Connor

Superata la cinquantina, si sente il bisogno di trovare dei modi per rendersi visibili a se stessi.
Philip Roth,  da I fatti, Einaudi 

l dovere dello scrittore è contemplare l'esistenza, non dissolversi in essa. 
Flannery O’Connor, da Il volto incompiuto

Tutti gli scrittori sono dei poveri idioti. È per questo che scrivono.
Charles Bukowski, Musica per organi caldi, 1983




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