martedì 16 aprile 2013

Riflessioni da Libredine: la bellezza va cercata. E difesa.


"La bellezza è un bene fragile", lo diceva uno mica da niente, lo diceva Ovidio, tant'è che l'ha scritto.

Era più forte di lui, di Ovidio intendo, ogni cosa su cui rifletteva doveva scriverla. Pensava alla politica e alla storia del mondo, e giù a scrivere le Metamorfosi, all’amore e all’arte amatoria, ed ecco sei libri, pensava agli eroi, e via ventuno lettere.  E non gli deve essere andato tutto bene a Ovidio, a lui come a tanti, perché al modo di liberarsi dell’amore e scongiurarlo ha dedicato un poema di più di ottocento elegiaci, "Remedia Amoris" si chiama,  scritto e pensato giorno e notte, che per guarire dall’amore, specie da un amore non corrisposto, bisogna dedicarsi ad altro, scrive Ovidio, evitare i luoghi dove si incontrano coppie, evitare chi d’amore ti parla, e ancora, evitare le persone che in qualche modo la ricordino, amici, parenti, amici degli amici, amici dei parenti, che se Ovidio fosse vissuto ai giorni nostri tanto per cominciare si sarebbe cancellato da qualsiasi social network.
Ma certo non si può passare la vita a evitare le cose che accadono, poiché non ci sono solo pene d’amore nella vita di ognuno di noi.

E allora cosa si fa? Si cerca di ritrovare e difendere la bellezza, quella cosa fragile di cui parla e che non attiene solo a quella esteriore, questo sia chiaro.
La bellezza può darci una forza inattesa.  La si deve cercare con pazienza, per evitare quei buchi emotivi che talora gettano in un baratro dal quale si riemerge a fatica.
Ognuno la cerca dove crede, la bellezza.

Di solito io comincio dai libri,  perché questo ho imparato a fare, da sempre,  quando sono nel vuoto – e di vuoto mi intendo – mi aggrappo ai libri. Sono loro ad accompagnarmi fuori, per mano, aprendomi porte e finestre. Non sempre trovo indicazioni o risposte, non subito.
Alcuni libri sono inutili e lo sappiamo, li leggiamo e li finiamo quasi a noia, ma altri ti cambiano la vita, ti riempiono di piacere, restano per sempre e molte volte senti il bisogno di tornarci, ti fanno sentire il dolore in altri modi e tu lentamente il tuo lo ridimensioni perché lo senti più lontano, lo guardi con altri occhi, capisci delle cose e hai intuizioni che altrimenti non avresti avuto.
Distanza.
In questo modo si ritrova la bellezza, quando la si perde di vista.

La bellezza è cosa fragile e come tale va maneggiata con cura. E si comincia con un atteggiamento, una movenza, un’andatura lenta ma precisa, quasi una danza. La bellezza allora si manifesta e diventa verità, onestà, rispetto, educazione, gentilezza, solidarietà, mitezza. Quando la troviamo il resto scompare e tutto ci incuriosisce, ma con occhi nuovi. Ecco perché non vale la pena di abbandonarsi al cinismo. Troppo si rischia di perdere.
Una persona a me molto cara mi ricorda sempre che si gioca tutto sulla distanza. Imparare a dosarla, la distanza. I libri, quelli ben scritti, te la insegnano. E ti fanno ragionare sul fatto che c’è sempre una speranza. Ti fanno girare intorno alla domanda che Hanna Arendt si è fatta, e cioè, potrebbe l’attività del pensare votarsi alla bellezza e al bene, tramite la consapevolezza e la conoscenza di sé, trovare una via che disponga gli uomini a contrastare il male? È l’assenza di pensiero che ci porta a viaggiare per vie tenebrose, lontani da noi stessi e dalla nostra serenità.
Credo che la bellezza sia rivoluzionaria. Spesso mi guardo attorno e mi dico che purtroppo sia voluta da poche persone. In questo periodo, al buio, le cerco talora con disperazione, quelle persone. Quando le trovo è una gioia.
E a quelle persone dico, resistete, resistiamo, del resto le rivoluzioni le hanno sempre fatte le minoranze.
E non importa se hanno perso. Quando si riesce a lasciare un gesto, un’esperienza pensata oltre che vissuta a chi verrà dopo di noi, questa sarà già una vittoria.




Hanna Arendt, La vita della mente, Il Mulino.

“… Negli uomini esiste un’inclinazione, forse un bisogno, a pensare al di là dei limiti della conoscenza. (…)  La nostra capacità di pensare non è per questo in discussione: siamo ciò che gli uomini sono sempre stati, esseri pensanti” (pag. 93)












Dedicato a un'amica libraia, Stefania Usai
https://www.facebook.com/libreria.lalberodellelettere


Nessun commento:

Posta un commento