sabato 6 aprile 2013

Preziosi consigli raccolti. Fleur Jaeggy, I beati anni del castigo





Ecco cosa può succedere quando una persona che hai appena conosciuto, ma con la quale hai parlato solo di scrittura e di libri, consiglia la lettura di un romanzo.
Quella persona è di rara sensibilità e concretezza, lo hai capito subito dalla poche parole che vi siete dette. Scrivo dette perché la persona in questione è una donna e fa la scrittrice. Per lei leggere è necessario, anche più che scrivere, te lo ha detto lei. Probabilmente se non leggesse neppure scriverebbe più, anche questo ti ha detto, e in questo ti sei riconosciuta subito, è una cosa che vai sempre ripetendo ogni volta che ti capiti di parlare di scrittura, ai laboratori a un corso o anche a una cena tra amici. E probabilmente anche lei va ripetendolo. La scrittrice si chiama Federica Manzon, autrice di “Di fama e di sventura” edito da Mondadori. Il suo consiglio era “I beati anni del castigo” di Fleur Jaeggy, diceva che era un libro meraviglioso. Non conoscevo né l’autrice né il romanzo, detto fatto, colmare il buco.

“A quattordici anni ero educanda in un collegio dell’Alpenzell. Luoghi dove Robert Walser aveva fatto molte passeggiate quando stava in manicomio, a Herisau, non lontano dal nostro istituto”

Questo è l’incipit del romanzo, che introduce uno dei protagonisti della storia, un istituto, il Baunsler Institut, un luogo lontano da tutto, dove regnano la solitudine e l’isolamento di chi lo abita, proprio come in un manicomio.
E come in ogni romanzo eccellente, nell’incipit si legge tutta la storia.

Ci sono in questo istituto fanciulle di ricca famiglia, come l’Io narrante di questa vicenda. Sono fortunate - così si persuade loro di ritenersi - a frequentare uno dei migliori e più esclusivi collegi svizzeri, dove le caste sono ben evidenziate, senza timore di far confusione, dove ognuna sta al posto suo, sia tra le educande che tra le suore. Un luogo dove l’ospite più esclusiva, la Negretta, la figlia del Presidente, un ricco africano, viene tenuta per mano ogni giorno dalla direttrice che la culla come un oggetto prezioso e delicato, e per questo dovrà pagare un prezzo, quello dell’esclusione da ogni relazione con le alte pensionanti. E anche le relazioni e gli innamoramenti tra le ragazze sono sempre regolate da una forma tutt’altro che indulgente, che le imprigiona e svilisce ogni brama di spontaneità.
E quel che più colpisce è che la vita di queste giovani donne, che fortunate devono continuare a ritenersi, viene regolata da lettere spedite da paesi lontani, da genitori assenti che indicano alla ferma e garbata direttrice le loro preferenze circa le frequentazioni delle loro figlie o le lingue che è bene imparino, e via dicendo.
L’immobilità e la tristezza che regnano devasteranno non pochi cuori e non poche vite, anche se con il passare del tempo, trovando sulla propria strada ben altri rigidi sentieri tracciati da percorrere, ci sarà chi si perde nella follia e chi invece rimpiange i beati anni del castigo, i primi, in cui ancora la consapevolezza si travestiva di incoscienza e passione.

“Ma perseveravo nel piacere dell’andare in fondo alla tristezza, come a un dispetto. Il piacere del disappunto. Non mi era nuovo. Lo apprezzavo da quando avevo otto anni, interna nel primo collegio, religioso. E forse furono gli anni più belli, pensavo. Gli anni del castigo. Vi è come un’esaltazione, leggera ma costante, negli anni del castigo, nei beati anni del castigo.”

Centosette pagine di scrittura armoniosa, paragonabile a una sinfonia, l’allegretto all’inizio ci conduce con saggezza a un movimento lento, unico.

Fate come Federica Manzon, che ringrazio, consigliatemi libri necessari.



Fleur Jaeggy (Zurigo, 31 luglio 1940) è una scrittrice svizzera di madrelingua italiana. Importante figura del panorama letterario contemporaneo.
Dopo aver trascorso gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza in vari collegi svizzeri, negli anni sessanta si trasferisce a Roma. Qui diventa intima amica della scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann e conosce alcuni tra i maggiori scrittori dell'epoca come Thomas Bernhard. Dal 1968 vive a Milano, ed inizia la sua collaborazione con la casa editrice Adelphi. Il successo arriva con I beati anni del castigo, premio Bagutta 1990. All'attività di narratrice affianca quella di traduttrice e saggista. Traduce Marcel Schwob, Thomas de Quincey, Robert Schumann e scrive su John Keats e Robert Walser. I suoi romanzi sono tradotti in diciotto lingue.
Ha scritto inoltre per il teatro: Un tram che si chiama Tallulah è stato presentato nel 1975 al Festival dei Due Mondi di Spoleto (per la regia di Giorgio Marini) e nel 1984 a Lugano al Teatro La Maschera, per la regia di Alberto Canetta. In musica, ha collaborato ai testi per Franco Battiato usando spesso lo pseudonimo di Carlotta Wieck. Proleterka è stato scelto libro dell'anno nel 2003 dal Times Literary Supplement. Fleur Jaeggy è moglie dello scrittore ed editore Roberto Calasso.

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