martedì 23 aprile 2013

Oggi, 23 aprile, giornata mondiale del libro. A cosa serve?


Di questi tempi mi capita di incontrare persone che ti raccontano di come vadano le cose e  mentre sono lì che te lo raccontano emettono lunghi sospiri, abbassano gli occhi, scrollano la testa. Alcuni invece gesticolano nervosamente, si toccano la fronte, strizzano i pugni. C'è invece chi tace, fa un mezzo sorriso e cambia discorso, si mette a parlare del tempo, che piove sempre e che la primavera  tarda ad arrivare. Il futuro è un'incognita  per tutti noi, lo è sempre stata, lo è per definizione poiché non sappiamo cosa ci riservi, ma adesso è diverso, il lavoro è incerto e talora sembra quasi sentirlo l'odore di una prossima miseria che come un'epidemia colpirà sempre più uomini, donne, bambini, vecchi, famiglie e non.
Per non pensare alle piccole e grandi sofferenze personali, le incertezze, i dubbi, le frustrazioni.  
Non ci sono ricette per questi momenti, anche se molti le danno. Non ci sono alternative se non quella di vivere nel presente e fermarsi, casomai, a cercare risorse nuove dentro di noi. Occasioni per fermarsi ce ne sono sempre. 
Oggi, per esempio è la giornata mondiale del libro, patrocinata dall'Unesco, e a uno viene da chiedersi, ma in un momento come questo in cui il paese e il pianeta tutto sprofondano in una grande crisi di sistema, una crisi epocale che tutti coinvolge e nessuno risparmia, a cosa serve festeggiare il libro in tutto il mondo? Certamente a promuovere la lettura, a portare l'attenzione sulla crisi dell'editoria, e questo ci è chiaro. Ma c'è un'altra ragione più intrinseca e  profonda, che ho trovato nella lettura della motivazione dell'Unesco, e in particolare in una parola.
"Con questa giornata l’Unesco vuole rendere omaggio al libro come strumento di educazione e confronto"


Ecco la parola che mi interessa. Confronto.


Solo nel confronto si può crescere. I libri, da principio,  ci aiutano a prendere le distanze, a ridimensionare. E poi ci raccontano quello che non conosciamo o che facciamo fatica a riconoscere. I libri ci aprono finestre da cui guardare e scoprire nuovi scenari, dentro e fuori di noi. In seguito ci aprono porte da cui uscire per ricominciare. Ci accompagnano. Questo fanno i libri.

Per questo motivo, quando sei lì che ti chiedi cosa fare, quando tutto intorno crolla, quando senti la terra che ti balla sotto i piedi, quando non intravedi nulla di stabile nel futuro, spesso una via esiste.


Ti siedi, anche sulle macerie, per un po', e  prendi un libro, uno a caso.
Ecco, non sarà mai a caso.





Da La Stampa di oggi 23 aprile


"La prima edizione si è tenuta nel 1996 a seguito di una risoluzione dell’Unesco (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) dell’anno precedente. Da allora viene istituita ogni anno il 23 aprile con numerose manifestazioni che si tengono in tutto il mondo.  
La ricorrenza, nota anche come Giornata del libro e delle rose, prese le mosse in Catalogna, dove lo scrittore ed editore Vincent Clavel Andrés (1888-1967) si fece per primo promotore dell’evento. "

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