domenica 3 marzo 2013

L’isola delle lepri di Anna Maria Falchi - Guanda




Bisogna che ne parli, perché ho appena finito di leggerlo e ancora sono lì, correndo e aspettando con loro, in quei posti di sabbia e di sale.

L’isola della lepri è storia di luogo e di persone.  Di un luogo come la Sardegna, madre primitiva, generosa e crudele con i suoi figli, che dà e toglie e non risparmia nulla.

È storia di persone come Antonello, un ragazzino agile e curioso, quasi un animaletto che con l’isola ha un rapporto fisico, corre e sgambetta libero, tutto il resto del mondo è per lui solo una dimensione mitizzata. Antonello "nato galeotto" è figlio di una guardia carceraria, e la sua infanzia è contaminata dalla presenza della prigione e dei prigionieri, un ragazzino indifeso che troppo presto conoscerà la brutalità degli uomini. 
"La natura circostante invece, incontaminata e selvaggia, lo metteva di buon umore. Le piante, gli animali selvatici, il mare, tutto ciò che era vivo e libero..."
Antonello crescerà e diventerà a sua volta guardia come suo padre, avrà una moglie e dei figli.

È questa una storia di sensi di colpa e rancori e misteri, " colpe che si sommano, si intrecciano e mi riportano con l'immaginazione a quell'Isola delle lepri, dove tutto forse era cominciato ... ", di troppe cose taciute e di una famiglia prigioniera di una paura che appare senza senso eppure esiste e la si sente presente, sempre, protagonista delle vite di uomini e donne che si svolgono come eterne maledizioni. Eppure tutto succede sotto questo sole caldo e con l’aria tersa, che regala profumi, angoli di paradiso e momenti di rara beatitudine, dove la limpidezza della scrittura ci conduce.
        
È anche questa la storia della figlia di Antonello, una bambina costretta a tenere a bada il suo  sgomento "Dopo la morte di nonna, avvenuta quasi contemporaneamente alla  ‘sparizione’  di Mario, le cose andarono peggiorando ogni giorno di più. Mia madre non era più in sé, spendeva i soldi senza criterio, facendosi guidare dal suo istinto e dalla follia. " E lo stesso deve fare da adulta, quando il padre diventa vecchio e si fa bambino, e lei deve proteggere se stessa e i suoi figli. Ma è l’unica che fa lo sforzo di serbare la memoria di tutto per cercare di capire. È il personaggio che ho amato di più,  che mi ha toccato nel profondo per il suo coraggio e per la sua fragilità.

La seconda parte di questo romanzo mi ha legato, non sono riuscita a staccarmene neppure per un momento, prigioniera anche io come tutti i protagonisti, coinvolta in una corsa verso l’inevitabile verità e fine.
Come scrive Anna Maria Falchi, ci sono onde troppo grandi da sopportare, e tornare a riva costa fatica. Ma ci si torna, e  c’è sempre la vita che va avanti come il “rumore magico del mare”, che ci accompagna e ci rassicura.

Mia nonna faceva Pirino di cognome, è nata e cresciuta a Sassari e mi ha sempre raccontato storie dal sapore duro e leggendario e ogni volta che ne leggo una mi tornano in mente quei ricordi e quelle emozioni. Là, sparsi sull'isola, ci sono ancora parenti che penso spesso e non vedo mai e altri che sento ogni tanto. Una di loro è mia cugina Adriana, attenta lettrice di ogni storia della sua amata terra, e sono sicura che tra qualche giorno mi scriverà ringraziandomi del consiglio.

Ciao Adriana.



Anna Maria Falchi è nata a Firenze nel 1967 e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in Sardegna, in un piccolo paese del Campidano.
Ha lasciato l’isola nel 1988 per trasferirsi a Firenze, dove vive e lavora.

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