domenica 24 marzo 2013

Di una libreria e di uno scrittore: Daniele Del Giudice


Oggi voglio parlare di una libreria e di un grande scrittore. Voglio parlare di una libraia che i libri li ama davvero, che li legge tutti, che non la becchi in fallo neppure una volta, che a distanza di anni si ricorda dei libri che ti ha dato e di cui avete parlato, una di quei librai che raccoglie intorno a sé persone incuriosite e le fa diventare lettori e lettrici appassionate, le contagia e le cura, che ci mette un impegno speciale in questa suo negozio di libri, che solo un lettore attento sa riconoscere e quello meno attento ne verrà attratto suo malgrado. Tu entri e trovi amici con cui scambiare parole che nutrono e che arricchiscono, di quelle parole che restano, tanto per capirci.

Questa libraia si chiama Daniela e la sua libreria si chiama Biblos, a Mondovì.
http://www.libreriabiblos.it/


Ci sono stata ieri a presentare il mio ultimo romanzo, e allora ne approfitto per ringraziare Enzo Errani, che l’ha saputo raccontare con parole sensibili e in modo attento e puntuale riferendosi a dettagli che nessuno aveva notato fino a ora. E grazie a tutti gli amici affetti da Libredine che erano lì, Sara Mirra, Anna – genovese come me -, Cinzia, Marco, Giuliana Bagnasco e altri volti e ancora gli amici del Circolo culturale di Mombasiglio. 

E appunto con Daniela succede sempre questa cosa, che si chiacchiera e si parla e ci si ritrova tra le mani libri importanti. 

E fra i tanti ecco che si materializza quello di Daniele Del Giudice, “In questa luce”, che io ve lo dico, se non l’avete ancora letto lo dovete leggere, e non vi basterà una volta, forse neppure due volte vi basteranno, e vi avverto, prima o poi voi farete un salto sulla sedia o sul sedile del bus o sul divano o sullo sgabello del bar, perché questo è uno di quei libri che dicono tante cose, perfino troppe per qualcuno, ma non importa, ci troverete quelle pagine che sembrano scritte proprio per voi e non ve le dimenticherete, vi torneranno in mente dopo una settimana o a distanza di mesi, chissà, forse di anni, e vi chiederete, ecco, proprio come scriveva quello là, quel Daniele Del Giudice, in quel suo libro dove racconta della solitudine dello scrittore e del comandante di un aeroplano, ma anche di quella di tutti noi; dove ragiona quanto l’Europa possa diventare un luogo dove accogliere conflitto e differenze, e delle sue difficoltà a narrare questa Europa affogata nella nostalgia del passato; dove riflette sulla “semplicità che è la conquista dei complicati e la complicazione è la conquista dei semplici” a pagina 20, e lì sono saltata sulla sedia, eccome se il salto l’ho fatto. E poi ancora quando racconta del volo. Il primo libro di Del Giudice che mi regalarono fu “Staccando l’ombra da terra” negli anni novanta. Ricordo che l’amico che me lo regalò scrisse nella dedica “A Claudia, una che di voli se ne intende”. Era un romanzo straordinario che appunto di voli e atterraggi parla, e in molti modi di equilibrio e di cadute e di vertigini. Un libro perfetto.
Ecco che “In questa luce” torna a parlare anche di Volo, perché “Il volo migliore è senza dubbio quello della mente, non richiede mezzi di trasporto sofisticati né brevetti o abilitazioni, ma soltanto l’attitudine a essere piloti di se stessi, della propria fantasia” a pagina 141. E quando si pilota, si rischia. E il gioco diventa interessante, perché si può imparare, migliorare, e superare i limiti statici e aerostatici. Ci vogliono tempo, molta pazienza e assoluta dedizione. E poi c’è la passione, quella di Del Giudice per le scienze meccaniche e tecniche che ci appaiono in modo diverso da come spesso le intendiamo, diventando un nutrimento essenziale e la base da cui partire. Insomma, quello che volevo dire è che nella libreria di Daniela a Mondovì, tu entri e lo vedi lì, l’ultimo libro di uno dei grandi scrittori italiani e con quelli che incontri lì ne puoi parlare. 


“Questo vuol dire che l’aereo è per due terzi risucchiato in cielo e per un terzo sostenuto dal basso (ecco un caso in cui la depressione si rileva più potente di ogni altra forza, e ha la capacità di sollevarci in alto. Ciò non può che rincuorare noi adepti di Saturno e della melancholia).” Pagina 147. 
"In questa luce" – Einaudi editore.



Daniele Del Giudice vive a Venezia. I suoi libri sono: Lo stadio di Wimbledon (1983), Atlante occidentale (1985), Nel museo di Reims(Mondadori 1988, Einaudi 2010), Staccando l'ombra da terra (1994), Mania (1997), I-TIGI Canto per Ustica (2001) e I-TIGI. Racconto per Ustica (2009), entrambi con Marco Paolini, Orizzonte mobile (2009) e In questa luce (2013). Ha pubblicato inoltre saggi su Italo Svevo e Primo Levi, per il quale ha introdotto l'edizione delle Opere.



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