mercoledì 6 marzo 2013

Dei mutamenti e degli spaventi per i mutamenti.




Qualche giorno fa ero sull’autobus e osservavo una donna appena salita che si guardava intorno per cercare un posto dove sedersi, e ce n’erano parecchi di posti dove sedersi, l’autobus era quasi vuoto, eppure questa signora non sembrava decidersi, con occhi smarriti si dirigeva  da una parte all’altra, sedeva un attimo e si rialzava subito dopo scrollando la testa, borbottava qualcosa fra sé e non c’era verso che si fermasse. Vero è che facesse freddo e alcuni seggiolini fossero più esposti di altri alle correnti date dall’apertura e chiusura delle porte, ma quell’indecisione mi pareva prolungarsi  più del dovuto e in quel modo c’era il rischio che inciampasse o si facesse male.
Io la guardavo, forse con uno di quegli sguardi che simulano un’offerta d’aiuto, e infatti poco dopo, vuoi per gli strattoni dell’autobus, vuoi per la stanchezza e instabilità della signora,  la stessa caracollava per rovinare addosso a me. Finalmente seduta nel posto a fianco al mio si aggiustava il bavero e ostentando un indubitabile contegno, dopo essersi scusata,  ha detto così, Sa com’è, è la prima volta dopo tanti anni che prendo l’autobus, bisogna pur  adattarsi. Proprio così mi ha detto, e non ha aggiunto nulla.
E allora io ho pensato a questa cosa dell’adattamento e al fatto che ogni tanto pure io mi sento come quella donna che non trova un posto dove stare o ha paura di non trovarlo o di non starci comoda.
È la paura dei cambiamenti che mi frega. Cambiamenti, spostamenti e  traslochi sono stati per me sempre un problema, eppure ne ho fatti un certo numero, dovrei avere esperienza, ma ogni volta che si presenta all’orizzonte uno di questi io comincio ad avvertire spiacevoli sintomi fisici dei più vari, non so se capiti anche a voi. È l’attesa che mi consuma, è il momento in cui si elabora una decisione, una scelta. È la paura. Una volta prevista la fatidica strada, poco a poco  mi sento risollevata e perfino può succedere che io proceda come un treno, con entusiasmo e come nulla fosse stato.
Ma prima, che fatica.

Non sempre i cambiamenti sono riconoscibili come un viaggio verso lidi migliori, a volte non lo sono affatto, certo può succedere che tu perda un lavoro o capisca che quello che stai facendo non ti corrisponde affatto. Succede anche che tu perda un amore, perché smetti di amarlo o chi ami smette di amare te o prende ad amare qualcun altro. Ci sono persone che si ammalano, e mica se lo aspettavano di ammalarsi, e devono dedicare del tempo a curarsi. Ci sono persone che devono invece dedicare del tempo a curare qualcun altro.
Queste cose mi sono successe tutte, come a chiunque altro, più o meno.

Insomma, comunque vada cambiare è sempre faticoso e comporta il fatto che si perde qualcosa, e a volte si tratta di qualcosa a cui si teneva molto.
Allora si prova a diventare improvvisamente razionali, e  ripassare a memoria il  proverbio della nonna, quello che dice che chiusa una porta si apre un portone. Quindi si cade nello sconforto più totale, nel panico addirittura, si piagnucola  sul fatto di non riuscire a disporsi a ragionevoli conclusioni, si rischia di diventare lamentosi e detestabili. E perse tutte le energie, finalmente ci si arrende al fatto che,  se da una parte siamo noi i fautori del nostro destino, dall’altra  non lo siamo affatto, amen.

Di solito, quando riprendo la calma e il minimo controllo di me stessa, mi affido sempre alla rilettura di un libercolo che solitamente regalo a tutte le persone a cui voglio bene.
È quel libretto, e libretto si fa per dire, di Rainer Maria Rilke, che fornisce  suggerimenti e consigli per chi ama scrivere,  ma anche  un paio di spunti interessanti per chi vuole vivere.

Si tratta di Lettere a un giovane poeta edito da Adelphi e da Mondadori, e ultimamente anche da Mattioli e Nova Delphi Libri, ce n’è per tutti i gusti e tasche.
È una raccolta di lettere che costituisce la reale corrispondenza tra Rilke e lo scrittore Kappus.
Rilke ci prende per mano e con sapienza arriva a mostrarci che il Nuovo entra dentro di noi ancora prima che ce ne accorgiamo
Noi non possiamo dire chi sia entrato, forse non lo sapremo mai, ma molti indizi suggeriscono che il futuro entra in noi in questa maniera per trasformarsi in noi, molto prima che accada ”.
Inutile dunque pensare di osteggiare il destino, limitiamoci a riparare i danni ove necessario e a favorire le trasformazioni, che a volte possono mutare perfino a nostro vantaggio. Questo libro è davvero una sorta di viaggio nel viaggio, un compagno sicuro.  Non separatevene.
E i dubbi? Possono farsi ottimi amici, dice il poeta. Sempre portarseli dietro dunque, mai dimenticarli, esaminarli, far loro spazio e probabilmente diventeranno in nostri migliori alleati.

Del resto i cambiamenti sono l'unica cosa certa e durevole della nostra vita, apri e chiudi, apri e chiudi, rischi, giochi, ricominci.
E nel frattempo costruisci altro.














Rainer Maria Rilke, (Praga 1875 – Montreux1926), è stato uno scrittore,  poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. Le lettere furono scritte da Rilke  a Franz Xaver Kappus, uno scrittore principiante. Pubblicate in seguito alla sua morte, sono una sorta di testamento spirituale.

6 commenti:

  1. Il tema del cambiamento è vasto e tocca ogni aspetto della vita quotidiana. Ma anche la paura è un argomento vasto e l'essere umano in genere lo è. Credo che in quasi tutti questi casi il momento del cambiamento dipenda da fattori esterni a noi, non sempre figli della sola nostra volontà ma di somme di volontà, di emulazione, di qualcosa che va oltre noi. Probabilmente il nostro cammino noi non lo conosciamo per niente per quanto crediamo di averne impostato uno e molto probabilmente ciò che siamo veramente ci fa così paura che neppure lo osiamo nominare, fintanto che questo si spazientisce, e in qualche modo, ci spinge verso qualcos'altro: come stare sul ciglio di un burrone con il burrone che ci chiama.

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  2. Claudia, sono certa che, alla fine, la paura la vinci e sali di corsa sul treno del cambiamento!!

    Ho appena letto questo aforisma di Dacia Maraini, chissà forse e vero che "nulla succede per caso":
    "Viaggio molto per vincere la mia tentazione alle abitudini. Le abitudini accorciano il tempo, i cambiamenti lo allungano."

    I cambiamenti....nella mia vita, .anche quelli dolorosi, mi hanno sempre dato qualcosa, certo anche con bruschi scossoni!

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  3. Grazie Paolo e grazie Ivana. Sì, siamo d'accordo, inevitabili e non per caso, anche se faticosi.
    Paolo, non ascoltare le voci dal burrone. Forse sai dove andare ma ancora pensi di non saperlo. Lo dice Rilke.
    Abbracci

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  4. nonostante l eta' io soffro ancora di spavento da mutamento. a volte in forme anche acute. poi mi riprendo ed e' come rimettersi in moto, salire su un autobus e a fatica scegliersi un posto per il viaggio della vita ; si spera sempre in qualche fermata sussidiaria di cose belle. somatizzo spesso lo spavento se le mie anse intestinali sapessero scrivere sarei un ottimo drammaturgo

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  5. scommetto di sì, Liliana. E allora scrivi e racconta dei tuoi spaventi.

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  6. Il cambiamento. Sono in fase di trasloco, l'ennesimo. E lì per lì l'idea di non avere una dimora fissa mi piace, mi sento solo mia. Il fatto che nulla possa trattenermi ma che avvenga invece il contrario lo vivo come un dono. Però, forse perché sono alla soglia dei trent'anni e le responsabilità si fanno più faticose da sostenere, inizio ad avvertire come un senso di smarrimento. Quel apri e chiudi di cui parli... come se ogni volta un pezzetto di me se ne andasse e non so più se la cosa è affascinante oppure se, in fondo, un po' mi spaventa.

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