giovedì 28 febbraio 2013

Stoner di John Williams - Fazi Editore






Mi è venuto il mal di denti.

Dicono che quando si ha il mal di denti sia bene affidarsi a due cose,  antidolorifici e distrazioni, e così comincio a leggere, e dopo le prime pagine mi è impossibile staccarmene, il mal di denti si fa sentire, aumenta, ma sono attratta da questo  romanzo in un modo particolare, come se avesse un ingrediente segreto che ti incuriosisce e ti avvolge fino alla fine.

È una storia semplice quella del professor Stoner, la vita monotona di un uomo che fa l’insegnante, il padre e il marito, tampinato e dominato dalle isterie di una moglie eternamente infelice e insoddisfatta e dalle angherie di colleghi impossibili.
Un romanzo perfetto, dal punto di vista narrativo, nulla è lasciato al caso, dialoghi e ambientazioni talmente complete che ti sembra di essere lì con lui, e senti la sua voce e quella tagliente ma tremante della moglie Edith, quella dolce e mortificata della figlia Grace, il tono dolce e risoluto dell’amata signorina Driscoll, e quello ispido e geloso del collega Lomax.
Eccolo qui uno degli ingredienti speciali di questo romanzo, la forte ambivalenza di ogni personaggio, la presentazione nuda e cruda delle umane fragilità, l’ambiguità che riserva impensabili sorprese.

Entro nel vivo. Stoner è un personaggio indimenticabile, farete fatica a separarvi da lui. Eppure Stoner non ha ambizioni, evita i conflitti, non si batte abbastanza né per le  ingiustizie consumate a suo danno e neppure per quelle subite dalle persone che più ama. Ci saranno momenti viscerali in cui vi arrabbierete, perfino, in cui vi verrebbe voglia di scrollarlo e strillare, ehi amico, sveglia, è ora di alzare la testa. Io l’ho odiato e amato. Eppure è invidiato. Sì, proprio lui, il povero Stoner, è invidiato dalle persone che lo circondano, quelle che cercano di fargli del male.

Ma chi è Stoner? È forse un vigliacco, un inetto o semplicemente un pigro votato all’infelicità?  Questo romanzo è proprio la precisa illustrazione del fatto che le cose non sono mai quelle che sembrano.
Stoner sembra un uomo immobile, invece nella sua vita, pur non spostandosi di un passo dal tragitto casa e lavoro, fa un percorso interiore coraggioso e si scopre  capace di forti emozioni e di grandissime passioni. Una fra tutte la letteratura, che gli salva la vita, non una ma molte volte, e lo aiuta a crescere.
E allora ho cercato una definizione del carattere di quest’uomo, ma non mi riusciva, mi pareva di banalizzare, poi alla fine ho ricordato un libro letto e ho trovato quella che a me piaceva di più.
Lo definirei un mite, ecco come cercherei di raccontarlo questo affascinante professore , e mi servirei di una citazione tratta da “Elogio della mitezza” di Norberto Bobbio, che dice: “Il mite può essere configurato come l’anticipazione di un mondo migliore”.
Ecco Stoner è un uomo migliore.
Difficile ambire a quella meta.





John Edward Williams (Clarksville, 22 agosto 1922 – Fayetteville, 3 marzo 1994), nacque in Texas da una famiglia di contadini e partecipò alla seconda guerra mondiale in India e Birmania. Al suo rientro si trasferì a Denver, in Colorado, dove studiò e rimase tutta la vita insegnando all’Università come assistan professor di scrittura creativae di lingua inglese. Il terzo romanzo di Williams, Stoner, la storia romanzata di un professore universitario di inglese, fu pubblicato dalla Viking Press nel 1960. Oltre a Stoner è autore di tre romanzi: Nothing but the night(1948), Butcher’s Crossing (1960, di prossima pubblicazione da Fazi Editore) e Augustus (Castelvecchi, 2010), vincitore del National Book Award. Un quinto romanzo, The Sleep of Reason (Il sonno della ragione) rimase incompiuto a causa della sua morte.








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